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Conduction® e partiture grafiche

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La Conduction® e la musica aleatoria, con le sue partiture composte da simboli, gesti grafici, disegni, idee musicali espresse in forma tradizionale e non, ecc presentano molti punti di contatto e non è un caso che dopo anni di studio, ricerca e pratica esecutiva in entrambi i campi, io abbia sentito l'esigenza di creare un sistema grafico legato alla Conduction® codificata da Lowrence D. Butch Morris.

Tale sistema permette di creare delle Conduction preorganizzate, delle partiture grafiche in cui i gesti del conductor sono definiti prima della performance e non in corso d'opera come avviene usualmente. L'idea è quella di affiancare, unire, compenetrare, le possibilità aleatorie insite nelle partiture grafiche con quelle peculiari della pratica della Conduction®.

Appare evidente che in questo modo non avremmo più una Conduction® canonica ma una composizione pre-stabilita in partitura, almeno nel suo impianto formale, determinata però nella sua realizzazione dalle dinamiche che caratterizzano la Conduction®.

I musicisti, durante l'esecuzione della composizione, potrebbero o meno (a discrezione dell'autore, del conductor, o dell'ensemble stesso) essere anch'essi provvisti di partitura specifica per il proprio strumento (o di quella completa), che contenenti le indicazioni grafiche legate ai gesti di quella specifica Conduction®.

Un vantaggio di una tale partitura sarebbe quello di ridurre la possibilità di errore nell'interpretazione dei segni scelti in tempo reale dal conductor durante la performance (in questo senso si potrebbero anche creare degli “studi” sulla pratica della Conduction® che non avrebbero necessariamente valore artistico ma unicamente o prevalentemente didattico).

La partitura, prima della performance, potrebbe essere concertata da tutte le parti in causa (autore della partitura, conductor, improvvisatori) che in questo modo avrebbero la possibilità di determinare a priori il “grado di improvvisazione”, per così dire, della performance. Questa Conduction-composta-concertata potrebbe anche essere “provata” per un lungo periodo di tempo, così da ottenere un elevato controllo preventivo sull'elemento aleatorio/improvvisativo/estemporaneo.

Viceversa, però, con una scelta agli antipodi, la partitura potrebbe essere affrontata in maniera del tutto estemporanea da un conductor esperto che, in questo caso, potrebbe leggerla per la prima volta in occasione della performance, a improvvisatori privi di parti. I possibili errori di lettura del conductor, in questo caso, potrebbero essere previsti espressamente nelle indicazioni della partitura quali ulteriori elementi aleatori costituivi della composizione/conduzione...

Ho concepito questo sistema di notazione grafica oltre un anno fa e nello stesso periodo ho scritto la mia prima composizione con tale sistema, intitolandola Oracle n. 1.

Gli oracoli, come sappiamo, nell'antichità erano spesso espressi tramite un linguaggio simbolico e allusivo. Quanto espresso dal o tramite l'oracolo, doveva necessariamente essere interpretato e gli eventi futuri potevano essere solo intuiti e non previsti in maniera certa. La stessa cosa accade con una partitura grafica "usuale" e naturalmente con una legata alla Conduction® il cui risultato può essere intuito ma non previsto.

In seguito a questa prima composizione ne sono nate altre due che ho chiamato Oracle n.2 e n.3. Mia intenzione è quella di creare una serie di partiture riunendole in un'unica raccolta denominata, ovviamente, Oracles.

Va da se che considero l'uso di tale sistema solo un'alternativa alla Conduction® tradizionale e non una sua sostituzione. Una possibilità in più nell'ambito delle innumerevoli forme e possibilità che la pratica dell'improvvisazione può assumere. Ho cercato, soprattutto, di restare nel solco di una tradizione ben definita. Avrei potuto, infatti, elaborare un mio sistema di Conduction per poi legare ad esso i miei segni grafici. Ho invece preferito attenermi ai segni di Morris, che ha portato questa pratica a norma e sistema (sistema suscettibile di ulteriori elaborazioni, così come ogni sistema teorico/pratico è stato e sarà sempre nella storia della pratica musicale), ai quali ho integrato altri segni di mia ideazione concepiti e codificati da me solo quando necessari a risolvere particolari esigenze pratico/compositive non previste nel lavoro di Morris.

La scelta dei relativi segni grafici è anche frutto di uno studio attento sull'evoluzione della semiografia musicale nel XX-XXI secolo in ambito eurocolto. In questo modo ho cercato di trovare un ulteriore punto di raccordo tra diverse tradizioni musicali, tra la pratica dell'interpretazione del segno/gesto grafico (è possibile introdurre in partitura, ovviamente, anche elementi tematici tramite l'uso della “scrittura tradizionale”) e quella dell'improvvisazione libera e/o condotta...

Altro punto interessante, a mio avviso, è il rovesciamento di prospettiva, rispetto alla pratica della Conduction®, che si viene a creare utilizzando una partitura grafica di questo tipo. Nella Conduction®, infatti, il conduttore organizza in tempo reale il materiale estemporaneo fornito dai performer (come risposta ai segni del conduttore) dandogli, così, forma (ovviamente la forma muta lungo il processo performativo e definisce anche in itinere le scelte dei performer, ma il ruolo del conductor è chiaro: l'organizzazione formale, in tempo reale, del materiale sonoro proposto dai musicisti, attori, ecc.).

Con una Conduction pre organizzata e pre definita attraverso una partitura grafica la forma sarebbe invece decisa in partenza: in questo caso i performer dovrebbero creare del materiale coerente con la forma definita dalla partitura. La figura del conductor si avvicinerebbe a quella di un direttore di orchestra perché il suo processo creativo/decisionale sarebbe in parte limitato dalla partitura, anche se non esaurito da questa in quanto questi potrebbe comunque sfruttare tutti gli elementi indefiniti propri di una partitura grafica per dare il proprio contributo creativo. Ancora riguardo al ruolo del conductor, è possibile ipotizzare dei momenti totalmente “aperti” e “indefiniti” nei quali questi possa avere totale libertà di scelta sui segni da proporre agli improvvisatori.

Con tale rovesciamento di prospettiva le possibilità della Conduction® si ampliano ed è proprio questo lo scopo dell'ideazione di questo sistema grafico: possedere uno strumento in più che potrebbe, ad esempio, essere affiancato ad una Conduction® di tipo “tradizionale” o utilizzato all'interno di una composizione definita ed espressa attraverso una partitura convenzionale nel caso in cui l'autore volesse introdurvi delle indicazioni di tipo aleatorio...

BIBLIOGRAFIA INTRODUTTIVA

  • - Lawrence D. "Butch" Morris: The art of Conduction - Karma

  • - Thomas Stanley: Butch Morris and the art of conduction® - Tesi di laurea

  • - Derek Bailey: Improvvisazione. Sua natura e pratica in musica - Edizioni ETS

  • - Jesus Villa-Rojo: Notazione e grafia musicale nel XX secolo - Zecchini Editore

  • - Andrea Valle: La notazione musicale contemporanea. Aspetti semiotici ed estetici - EDT

  • - Paolo Tortiglione: Semiography and semiology of contemporary music - Rugginenti

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